Vuoi lavorare? Datti all’ecologia.
Dalla redazione di verdi.it arriva un’interessante analisi sulle tendenze formative e professionali in Italia nell’ultimo periodo.
Inserendo nei motori di ricerca: eco lavoro, green job o altre varianti, si trovano numerose proposte ed informazioni. Le figure professionali che hanno però attinenza con l’ambiente sono in realtà collocate: o in categorie non esclusivamente ambientali, o inscritte in una concezione piuttosto limitata di ambiente, spesso in chiave esclusivamente di difesa diretta. Le eco-professioni possono essere raggruppate in alcune macro-aree: agricoltura eco-compatibile, disinquinamento risparmio e controllo delle risorse, normativa ambientale, conservazione tutela difesa e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, ricerca di base ed applicata, e per finire, informazione educazione e formazione ambientale. In realtà è piuttosto complicato stabilire chi attualmente, ad esempio in agricoltura, lavora in un’ottica davvero ecologista. E’ però sicuramente possibile, oltre che fortemente auspicabile, rendersi veri e propri promotori della tutela dell’ambiente, partendo anche solo dall’essere coltivatori, allevatori, ristoratori, gastronomi o operatori turistici.
E’ boom in Italia delle professioni ecologiche, un dato per noi confortante e che ci fa ben pensare acambiamenti importanti a favore dell’ambiente.
Dopo un anno dal completamento di un percorso di formazione in questo settore, l’80,6% dei neo-esperti della tutela dell’ambiente ha trovato lavoro. E si tratta di impieghi di alto profilo. Ma non solo. I green jobs valorizzano il lavoro delle donne che fanno piu’ carriera degli uomini. E non solo. La percentuale della componente femminile impiegata nel settore ‘verde’ cresce, passando dal 12,7% del 1993, al 25,5% del 2008. Migliora anche la posizione occupata dalle donne all’interno dei green jobs: il 57,8% ricopre infatti posizioni di livello medio-alto di tipo impiegatizio, contro il 35,3% degli uomini. Ed a crescere nel nostro Paese e’ anche l’offerta formativa legata all’ambiente. In Italia sono ormai piu’ di 2mila i corsi attivati e ci sono oltre 50mila persone in formazione all’anno. Su questo fronte, nel Mezzogiorno si registra una crescita del 29,9% di corsi programmati nel 2007-2008. I dati emergono dalla ricerca condotta dal Progetto Ambiente dell’Isfol, l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, che ha scandagliato le ricadute sul versante dell’occupazione della formazione ambientale.
In particolare, la ricerca rileva che l’80% di chi ha trovato lavoro, dopo il percorso formativo, non ha atteso piu’ di sei mesi dalla sua conclusione, inoltre, l’occupazione trovata e’ di alto profilo e in buona misura coerente con la formazione realizzata. Circa il 58% degli occupati ha raggiunto l’obiettivo di far coincidere il proprio percorso di studi con le aspirazioni professionali e il lavoro svolto. E ancora, secondo la ricerca dell’Isfol, il 68% degli occupati ha trovato una collocazione rispondente al livello formativo acquisito. In particolare, il 31% circa ha un lavoro nell’ambito delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, il 31,7% svolge professioni di tipo tecnico ed il 5,2% e’ collocato nelle posizioni di legislatore, dirigente, imprenditore. A dare maggiori garanzie di successo per quanto concerne la collocazione lavorativa, sottolinea l’Istituto, sono i master ambientali di II livello con l’85% di occupati, seguono i master privati con l’83%.
Secondo l’Isfol, questo scenario spiega anche perche’, dal 1999 ad oggi, i master per la formazione nel settore ambientale siano di fatto quintuplicati, passando dai 60 master nel 1999-2000 ai quasi 300 nel 2007-2008, e la tendenza per gli anni 2008-2009 va nella direzione di un ulteriore incremento. Sono gli atenei i maggiori soggetti promotori che consolidano l’offerta di master di I e di II livello che raggiungono, nel 2007-2008, rispettivamente il 42,2% e il 40%.
I master ambientali, spiega l’Isfol, “rispondono a fabbisogni professionali e formativi espressi dai sistemi territoriali ed economici ma non sono ancora molto praticate le azioni di concertazione con il territorio e le conseguenti rilevazioni dei fabbisogni”. Per l’Isfol, quindi, dovra’ essere posta maggiore attenzione a questo passaggio, per far si’ che il segmento formativo relativo all’ambiente possa giocare un ruolo di anticipatore dei futuri fabbisogni professionali e formativi, proponendo figure innovative che rispondano in modo rapido ai nuovi ‘mercati verdi’ in espansione”. Riguardo la formazione ambientale, la ricerca sottolinea che e’ diffusa ampiamente su tutto il territorio nazionale. Ogni anno vengono realizzati mediamente circa 2000 corsi da piu’ di 500 enti pubblici e privati, tra scuole, enti di formazione, università, consorzi, associazioni o imprese. Significativi, poi, i dati sulla partecipazione media annuale, stimata tra le 50.000 e le 55.000 persone. Un importante aumento dell’attivita’ formativa programmata si registra nel Mezzogiorno che segna un incremento del 29,9% negli anni 2007-2008.
Sul fronte delle tendenze del mercato del lavoro, dal 1993 al 2008, l’elaborazione Isfol stima il numero degli occupati nel settore ambientale, rilevando un trend positivo (+41%), visto che da 263.900 occupati del 1993 si passa a 372.100 del 2008. A caratterizzare maggiormente il dato,
rileva ancora la ricerca, e’ la connotazione di genere dello stesso, infatti il mercato del lavoro ambientale valorizza le donne con la componente femminile passata dal 12,7% del 1993 al 25,5% del 2008. Altro dato interessante è quello legato all’eta’ degli occupati in relazione alla variabile sessuale, solo il 25% delle donne, contro il 49% degli uomini, ha piu’ di 45 anni. Ma la componente femminile del mercato del lavoro ambientale non e’ solo la piu’ giovane e’ anche la piu’ qualificata. L’ 87% delle donne impegnate ha livelli di scolarità medio-alti, contro appena il 54,6% degli uomini. Questo spiega, sottolinea l’Isfol, perche’ il 61,7% delle donne, contro il 32,2% degli uomini, occupi posizioni di livello medio-alto in professioni intermedie di tipo tecnico. “Dai dati emersi – commenta l’Isfol – e’ chiaro che sara’ la green economy la nuova frontiera delle crescita economica del XXI secolo”.
“L’Italia -aggiunge- dovra’ quindi continuare a lavorare nell’ottica e nel rispetto del Pacchetto clima-energia 20, 20, 20 al 2020 che fissa gli obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2, attraverso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica e il risparmio dei consumi”.
Per chi, in più, volesse avere qualche dato anche sulla spendibilità della formazione ambientale nel mercato del lavoro, si segnala il portale Ifolab dove si trovano informazioni, dati e statistiche elaborate da dati Istat.
Fonte I think Demode
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