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L’ecodesign una soluzione da praticare

Il consumo spropositato di risorse, l’inquinamento della terra, dell’acqua, dell’aria e l’accumulo di un grande debito con la natura, che cresce in maniera esponenziale, a danno delle generazioni future. Ragioni pratiche ed etiche, ci impongono un’inversione di marcia, che permetta di trasformare l’economia distruttiva dell’era industriale in un nuovo modo di concepire la produzione di beni e servizi, che contempli il ripristino della salute del nostro pianeta e migliori la qualità della nostra vita.

Il problema fondamentale è che da un lato la crescita tecnologica e l’avanzare del progresso sono inevitabili, dall’altro questa crescita molto spesso non rispetta i criteri di sostenibilità e quindi non c’è un equilibrio tra attività umane e ambiente naturale.

I maggiori responsabili sono le industrie, poiché il loro impatto ha un peso decisamente maggiore rispetto a quello del singolo individuo. Come produrre con un basso impatto ambientale? Quali le soluzioni?

Da qualche tempo si parla di ECODESIGN, che consiste nell’utilizzo di un approccio circolare – noto come ‘dalla culla alla tomba’ – che tenga in considerazione l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla creazione alla distribuzione, all’utilizzo fino allo smaltimento. Nella progettazione di un prodotto ecosostenibile, cioè a basso impatto ambientale, gli ecodesigners hanno i seguenti obiettivi:

  • rispettare i diritti umani (evitare lo sfruttamento dei lavoratori, il lavoro minorile, ecc.).
  • ottimizzare la vita di un prodotto: renderne più facile l’uso, la manutenzione, l’aggiornamento, il riuso, il riciclaggio o la possibilità di ri-processarlo industrialmente;
  • optare per materiali riciclati/riciclabili e tecnologie a risparmio energetico;
  • migliorare la logistica di trasporto;
  • una scelta di materiali che non provengano da ecosistemi in pericolo;
  • evitare rischi potenziali per la salute: usare materiali sicuri, non tossici;
  • un impiego più efficiente dei materiali, dell’energia e di altre risorse;
  • progettare per prevenire inquinamento e rifiuti;
  • semplificare – usare la minore quantità possibile di materiali/componenti e progettare per una facile separazione e riciclaggio delle varie parti;

In molti casi, l’ecodesign non implica necessariamente la creazione di nuovi prodotti. Secondo i fautori di quest’approccio, la gente non sempre richiede un prodotto ma soluzioni adeguate ad un dato problema.

L’ecodesign è alla ricerca di modi alternativi per ottenere una soluzione con minore impatto ecologico ed eguale (o maggiore) efficienza. Gli ecodesigner sono convinti che etica ed estetica non siano contrapposte, quanto piuttosto complementari.

Chi acquista un prodotto è sempre più informato e cosciente dell’importanza di preservare il patrimonio naturale ed è sempre più disponibile a svolgere un ruolo attivo nella salvaguardia dell’ambiente. Desidera capire se l’oggetto che sta acquistando è stato prodotto secondo una filosofia e un processo produttivo che rispetti l’ambiente e salvaguardi la salute dell’uomo.

Moltissime aziende definiscono i propri prodotti “ecosostenibili” o “ecologici”.. Sappiamo bene, tuttavia, che non esiste alcun manufatto realizzato dall’uomo completamente privo di una pur minima conseguenza sull’ambiente. Poiché non c’è una legge che stabilisca i parametri necessari affinché un prodotto possa dirsi “ecosostenibile”, l’industria può utilizzare tale termine a proprio piacere, creando confusione e diffidenza nel consumatore.

Per fare chiarezza e maturare una coscienza critica, dunque, chi acquista beni di consumo ha la necessità di informarsi e approfondire per capire se realmente il prodotto in questione è stato progettato e realizzato nel rispetto dell’ambiente (fonte I think Demode).

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